Scritto da Francesco Giappichini • 18 dicembre 2009
La famiglia dell’imprenditore di Locri Mario Procopio, scomparso a Fortaleza il 29 ottobre scorso, e di cui non si ha nessuna notizia ufficiale da parte delle autoritá, ha lanciato un appello su Facebook: “Aiutaci a trovare Mario Procopio”. La Polizia civile, cui sono affidate le indagini, ha posto sull’attivitá investigativa il segreto istruttorio, che la stampa del luogo religiosamente rispetta.
Mario Procopio
Mentre non trapelano notizie né dal viceconsolato onorario guidato da Roberto Misici, né tantomeno dal neoconsole Francesco Piccione (nominato mesi fa a capo della circoscrizione di Recife), e la stessa Associazione italiani del Ceará dichiara ufficiosamente di non saper nulla sulla sorte dell’iscritto (che alcuni tengono a sottolineare che «non era attivo»), restano solo le indiscrezioni. Per un operatore culturale attivo a Fortaleza, il 36enne calabrese non avrebbe rispettato le cosche locali, che lo avrebbero ucciso, bruciato e sotterrato.
Opinione condivisa da altri esponenti della comunitá degli italiani, uno dei quali ha riferito che si sta valutando la compatibilitá del dna di Procopio, con qualla d’un cadavere carbonizzato che é stato ritrovato a Eusébio (centro dell’interland di Fortaleza). Il connazionale é noto anche per la comproprietá dello stabilimento balneare “Barraca da Mama-Italia” – che é stato recentemente chiuso – sul lungomare della capitale cearense.
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Scritto il 18/12/2009 17:14
In relazione a quanto viene scritto nel portale Musi Brasil, sul "caso" Mario Procopio, e in modo specifico al fatto che lo stesso "non era attivo", riteniamo, per dovere di cronaca, dichiarare che lo stesso, era regolarmente iscritto per l`anno 2009.
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Scritto il 20/12/2009 20:58
La differenza stá nel trasmettere notizie che siano il piú possibile corrette. Tutto qui. Non credo sia male chiedere, come ho fatto, una "errata corrige' al portale Musi Brasil.
Scritto da Francesco Giappichini • 10 gennaio 2010 • Stampa questo articolo
I risvolti del «caso Procopio» sono sempre piú inquietanti. Di Mario Procopio, l’imprenditore di Locri scomparso a Fortaleza a fine ottobre, non si hanno piú notizie da parte delle autoritá, ma i boatos sono sempre piú insistenti. Secondo alcuni italiani che vivono nella metropoli del Ceará, il 36enne calabrese potrebbe essere stato vittima d’una vendetta ad opera di potentati locali, nei confronti dei quali – magari nel corso della propria attivitá lavorativa – avrebbe commesso qualche sgarro.
Altri avanzano l’ipotesi che la vendetta potrebbe essere stata orchestrata, piú semplicemente, da qualche dipendente, con cui poteva aver avuto delle controversie; per altri ancora i responsabili dovrebbero essero cercati presso i familiari della moglie, con alcuni dei quali – si dice – avrebbe avuto dei dissapori. E non manca chi avanza ipotesi ancor piú oscure, considerandolo vittima di malviventi italiani, verso i quali potrebbe avere commesso un presunto sgarro, magari molti anni prima.
Secondo una diversa corrente di pensiero, il socio dell’Associazione italiani del Ceará potrebbe aver deciso, volontariamente, di far perdere le proprie tracce. L’ipotesi, secondo i suoi sostenitori, potrebbe essere avvalorata da “curiose” movimentazioni patrimoniali, avvenute circa due settimane prima della scomparsa: a loro dire, l’uomo avrebbe trasferito parte dei propri beni alla madre.
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Scritto il 10/01/2010 15:40
Caro Renato, i si dice, le indiscrezioni, e quant`altro, restano tali. Ad ogni buon conto, forse é giusto che se ne parli per evitare che il tutto finisca nel dimenticatoio. Quello che tutti ci auguriamo, é che al nostro connazionale non sia successo nulla di irreparabile, e che si possa in tempi brevi arrivare ad una concreta soluzione del caso.
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Scritto il 13/01/2010 05:45
UMA EXPERIÊNCIA SOCIALISTA
Um professor de economia na universidade Texas Tech disse que ele nunca reprovou um só aluno antes mas tinha, uma vez, reprovado uma classe inteira.
Esta classe em particular insistia que o socialismo realmente funcionava: ninguém seria pobre e ninguém seria rico, tudo seria igualitário e 'justo.' O professor então disse, "Ok, vamos fazer um experimento socialista nesta classe. Em vez de dinheiro, usaremos suas notas nos testes."
Todas as notas seriam concedidas com base na média da classe, e portanto seriam 'justas.' Isso quis dizer que todos receberiam as mesmas notas, portanto, ninguém repetiria. Isso também quis dizer, claro, que ninguém receberia um A...
Depois que a média das primeiras provas foi calculada, todos receberam B. Quem estudou com dedicação ficou indignado, mas os alunos que não se esforçaram ficaram muito felizes com o resultado.
Quando o segundo teste foi aplicado, os preguiçosos estudaram ainda menos - eles esperavam tirar notas boas de qualquer forma. Aqueles que tinham estudado bastante no início resolveram que eles também se aproveitariam do trem da alegria das notas. Portanto, agindo contra suas tendências, eles copiaram os hábitos dos preguiçosos. Como um resultado, a segunda média dos testes foi D.
Ninguém gostou.
Depois do terceiro teste, a média geral foi um F.
As notas não voltaram a patamares mais altos, mas as desavenças entre os alunos, buscas por culpados e palavrões passaram a fazer parte da atmosfera das aulas daquela classe. A busca por 'justiça' dos alunos tinha sido a principal causa das reclamações, inimizades e senso de injustiça que passaram a fazer parte daquela turma. No final das contas, ninguém queria mais estudar para beneficiar o resto da sala.
Portanto, todos os alunos repetiram... Para sua total surpresa.
O professor explicou que o experimento socialista tinha falhado porque ele foi baseado no menor esforço possível da parte de seus participantes. Preguiça e mágoas foram seu resultado. Sempre haveria fracasso na situação a partir da qual o experimento tinha começado.
"Quando a recompensa é grande", ele disse, "o esforço pelo sucesso é grande, pelo menos para alguns de nós. Mas quando o governo elimina todas as recompensas ao tirar coisas dos outros sem seu consentimento para dar a outros que não batalharam por elas, então o fracasso é inevitável.
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Scritto il 13/01/2010 21:02
Cosa significa essere italiani?
Che cosa significa essere italiani, oggi? Prima di tutto sentirsi italiani e contenti di esserlo. Il che non vuol dire churchillianamente, «sto con il mio Paese (o il mio popolo) giusto sbagliato che sia». Significa non denigrarsi, attività che ci è molto congeniale, e essere coscienti che la nostra storia e la nostra cultura fanno di noi un popolo molto speciale, quali che siano i problemi che dobbiamo affrontare – oggi – come nazione e Stato. Significa capire che in molti Paesi dell’Occidente possono esserci realtà, politiche e sociali, migliori di quelle di cui disponiamo noi: ma questo non significa che ovunque, tutto, sia meglio che da noi, meglio di noi. Continuando con questa autodenigrazione, così provinciale, finiremmo per ridurci psicologicamente proprio come quegli extracomunitari che sognano di arrivare in un Paese «altro», quale che sia.
Essere italiani, oggi, significa accettare l’evento epocale della globalizzazione sapendo che non la si può evitare, ma anche che non si deve farsene divorare. E che l’unico modo per mantenere la nostra identità è, appunto, volerne avere una, rispettarla, proteggerla. Significa continuare a subire l’Europa unita (perché l’abbiamo subita, non voluta) senza cedere all’appiattimento che l’Ue vuole imporre a tutti i popoli europei per formarne un altro, gigantesco e astratto, senza radici e senza coscienza di sé. Charles de Gaulle parlava di «una certa idea della Francia», che ai suoi occhi era «come la Santa Vergine di un affresco medioevale, votata ad un destino eminente ed eccezionale». La grandeur.
Dopo il fascismo, nessun italiano mediamente prudente oserebbe dire qualcosa del genere di noi/popolo e della nostra patria. L’ha fatto, di recente, un’italiana geniale quanto coraggiosa, Ida Magli: «Gli italiani hanno avuto e hanno intelligenza e creatività superiore a tutti gli altri popoli. Per questo sono stati e sono superiori» (Elogio agli italiani, Rizzoli, 2000). Naturalmente, la superiorità ci viene dalla nostra storia e da come ci ha formati e sviluppati, certo non da questioni biologiche di razza. Autodenigrarci, sport nazionale, per le quotidiane miserie della cronaca e della politica significa avere sguardo da miope, e ignorare i secoli di storia che hanno fatto – fanno – di noi un grande popolo. È lo stesso motivo per cui i francesi si sentono, e sono, un grande popolo. Loro, però, non giocano al ribasso, si compiacciono di sé e amano se stessi nella propria nazione (e per questo ci stanno antipatici).
È esemplare quanto ha dichiarato il ministro dell’Immigrazione, dell’Integrazione e dell’Identità nazionale Eric Besson: la nazione «rappresenta un valore imprescindibile di fronte alle sfide poste dalla deriva dei nuovi integralismi, dallo sviluppo delle attuali forme di comunitarismo e di regionalismo, dalla costruzione progressiva dell’identità europea, dalla mondializzazione dell’economia». È così che un governo moderatamente di destra come quello francese non ha nessun imbarazzo a chiamare un ministero dell’«Identità nazionale», ben sapendo che l’espressione fu usata come cavallo di battaglia, tre decenni fa, dal deprecato xenofobo Jacques Le Pen. Con la stessa indifferenza ai luoghi comuni del politicamente corretto, Besson ha lanciato un grande dibattito su che cosa significa «essere francese oggi»: ovvero, anche, su come possa diventarlo un immigrato extracomunitario. Tutt’altro dibattito, si badi bene, da quello – piccino - in corso da noi: se concedere il voto alle amministrative, e quando dare la cittadinanza, e se nascere in Italia basti per essere italiani. Qui si tratta di integrazione fra culture, difficile da operare per legge. Lo scambio fra culture diverse è da sempre uno strumento di progresso. Confrontandosi e interagendo l’una con l’altra, la somma di esperienze, tradizioni e caratteristiche che chiamiamo «cultura» può arricchire i diversi gruppi. Grazie alla lingua, alla religione, alla storia comuni, a due guerre mondiali, al fascismo, alla Chiesa, alla televisione e ai centocinquanta anni trascorsi, possiamo dire di essere un popolo coeso, più unito di quanto sembri dalle differenze nord/sud.
Ma siamo anche un popolo abituato da secoli a considerare gli altri come diversi e ostili in quanto invasori e padroni, anche se apportatori di ordine, tranquillità e angherie da accettarsi per quieto vivere («Franza o Spagna purché se magna»). Siamo abituati a integrazioni «alte», con culture superiori alla nostra per ordinamento amministrativo, capacità militari, rapidità evolutiva, ma che abbiamo reso sempre poco influenti sul nostro modo di essere perché potevamo opporre loro una superiorità estetica e storica. Né, per mancanza di colonie a lungo tenute, siamo abituati a culture diverse da quelle europee, che nascono in gran parte dalla matrice latina, quindi da noi. All’improvviso, da pochi anni, ci troviamo a dover convivere – senza averlo scelto – con popoli che non conoscono e non riconoscono la nostra storia, la nostra religione, la nostra cultura.
Non occorre citare i fatti di Rosarno per capire che l’Italia e gli italiani sono turbati dalla grande trasformazione sociale dovuta alla massiccia immigrazione di gente di cultura e religione diversa. È un fenomeno che viviamo in ritardo rispetto all’Europa e che stiamo affrontando (meglio, non affrontando) in modo inadeguato, incerto, confuso. Non siamo aiutati, in questo frangente, da un mondo politico/intellettuale pochissimo analitico e propositivo, dominato da un buonismo insulso o da una ripulsa istintuale. Gli intellettuali, in particolare, ci mettono del loro dividendosi fra «arcitaliani» e «antitaliani»: entrambi i gruppi intenti a difendere una propria eccellenza – pro o contro – che finisce per essere la stessa cosa: perché gli «arci» sono anche «anti» e viceversa. E, fra una preposizione e l’altra, perdono la strada. Che è, poi, quella maestra di una definizione antica: un popolo è fatto dalla sua lingua, dalla sua storia, dalla sua religione.
La lingua si impara. Chi è bravo, alla svelta, chi lo è meno in parecchio tempo. Ma una cosa è parlare una lingua per essere in grado di comunicare, altra cosa è coglierne i profondi significati di senso. Anche la storia si impara, più facilmente, ma la «comunanza di storia» è fatta non di libri e date e avvenimenti, bensì di un sentire comune, formato evento dopo evento nei secoli, con le esperienze della vita quotidiana. Io sono, anche, quel che sono stati i miei trisnonni, di cui si è persa la memoria. Quanto alla religione, è il più difficile dei problemi, perché investe tutto il modo di essere, anche gli strati più profondi e inconsci del comportamento. Tant’è che un convertito – da qualsiasi religione a qualsiasi altra – rimane culturalmente cristiano, o ebreo, o musulmano.
A dimostrare che la religione è l’elemento più importante per la comprensione fra popoli (e ve lo dice un non credente) abbiamo esempi quotidiani, a centinaia di migliaia: il nostro rapporto con sudamericani e filippini (geograficamente lontanissimi) è molto più facile, immediato e meno spigoloso che con gli islamici provenienti da cento miglia oltre il Mediterraneo. I musulmani che vengono in Italia per motivi economici, aderiscono con più difficoltà – quando lo fanno - ai nostri modi di essere, alla nostra cultura, perché hanno storie e modelli forti, diversi dai nostri e per loro difficilmente rinunciabili. Infine, al di là dei problemi di lingua, storia, religione, ce n’è un altro. L’immigrato, per diventare davvero italiano, dovrebbe avere – intimamente – il piacere di esserlo. Lo stesso che dobbiamo avere noi.
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Scritto il 27/01/2010 19:26
Preso brasileiro que falsificava documentos para obtenção de cidadania na Itália
25/01/2010
di Cristina Contento - Corriere della Alpi
Garantiva falsi avi italiani per far avere la cittadinanza a connazionali brasiliani: un pacchetto che, tra albero genealogico e casa a Lamon, nel Bellunese, costava dai 10 mila ai 15 mila euro. Il 25enne brasiliano padre del business è stato arrestato dalla Digos per vari reati. M.Zagonel, con agenzia di affari a Trento, s’e ra già spostato a Pordenone per allargare l’attività.
Tutto è partito da una segnalazione del Comune di Lamon alla polizia di Stato: da tre richieste di cittadinanza avanzate da brasiliani, l’anno scorso erano passati a un centinaio. Una valanga, al punto da destare sospetti. Così, qualche verifica al consolato di Belo Horizonte, in Brasile, ha permesso di scoprire che qualche documentazione potesse essere fasulla, specie i documenti relativi alla legalizzazione. Difficile il lavoro degli uomini della digos: all’“anagrafe” brasiliana, bastano due testimoni che attestino l’origine della persona perchè questa sia riconosciuta.
Zagonel, ai suoi connazionali, trovava i “parenti” italiani, complici anche funzionari oltre Oceano e nostri emigranti nel Paese verde oro con cognome veneto disposti a dire: «Sì è mio figlio» o «mio parente». Poi il viaggio in Italia per «turismo», validità tre mesi (senza necessità di passare per la questura e di ottenere un permesso di soggiorno). Una volta ottenuta la cittadinanza, poi, non ci voleva nulla per chiedere il passaporto. La provincia di Belluno era stata individuata come “porta” di ingresso per i brasiliani che partivano. Dopo aver ottenuto illegalmente il passaporto italiano, si trasferivano altrove, specie Inghilterra.
Il 25enne è stato arrestato su ordine di custodia cautelare spiccato dal gip Federico Montalto su richiesta del pubblico ministero Simone Marcon: un anno di indagine per la digos bellunese, che alla fine ha stretto il cerchio attorno all’uomo, nei confronti del quale sono stati contestati molti reati e sono state effettuate intercettazioni telefoniche dalle quali emerge il “ traffico”.
Le ipotesi di reato vanno dal falso ideologico, per aver indotto in errore un pubblico ufficiale (in questo caso l’ufficiale dell’a nagrafe del Comune di Lamon, sommerso di richieste di cittadinanza di oriundi italiani in Sudamerica), al concorso nella falsificazione di documenti, fino al favoreggiamento per aver consentito l’ingresso e la permanenza in provincia di cittadini extracomunitari.
L’arresto, avvenuto a Belluno, ha fatto scattare anche perquisizioni nelle dimore usate. Il 25enne aveva casa a Fiera di Primiero e un’agenzia di affari a Trento con recapito presso un’i mmobiliare (risultata estranea alla vicenda), ma doveva aver odorato aria di guai: da poco tempo, infatti, si era spostato a Casarsa della Delizia, dove aveva avviato già 13 richieste di cittadinanza per altrettanti brasiliani. Più di un centinaio i casi che la polizia sta accertando, una ventina i falsi acclarati. I soggetti coinvolti sono ancora uccel di bosco.
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Scritto il 29/01/2010 06:21
OLIO, UNA PASSIONE ITALIANA
Quest’anno verrà prodotto per la prima volta un olio di sicura origine italiana, merito della nuova normativa comunitaria e dei controlli del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Quando esploriamo gli scaffali dei supermercati e andiamo alla ricerca di un buon olio per condire l’insalata sappiamo davvero da dove viene quel prodotto? Ora sì. Il Regolamento (CE) n. 182 della Commissione Ue del 6 marzo 2009 ha modificato il Regolamento del 2002 sulla commercializzazione dell’olio d’oliva. Il nuovo regolamento comunitario risponde al principio del consumo consapevole e della corretta informazione per il consumatore: grazie alla trattativa italiana, d’ora in poi chi comprerà una bottiglia di olio d’oliva saprà con certezza cosa sta acquistando e sarà pienamente informato sulla provenienza del prodotto.
“Finalmente, dopo una lunga battaglia comunitaria, diventa obbligatoria in tutta Europa l’etichettatura d’origine per l’olio vergine ed extravergine. È un successo per il nostro Paese, per l’agroalimentare made in Italy, per i consumatori e i produttori e merita di essere ricordato come una pietra miliare della politica agricola comunitaria” ha detto il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Luca Zaia.
Con questo regolamento, la designazione dell’origine degli oli vergine ed extravergine di oliva è obbligatoria a partire da luglio 2009: in etichetta occorrerà quindi indicare necessariamente uno Stato membro o un riferimento ad uno Stato membro. Nel caso di oli di oliva originari di più di uno Stato membro o di un Paese terzo, occorrerà indicare in etichetta se si tratta di una “miscela di oli di oliva comunitari” oppure di “miscela di oli di oliva non comunitari” o ancora una “miscela di oli di provenienza mista”.
Oltre all’obbligatorietà dell’etichettatura, il regolamento europeo prevede che i singoli Stati membri possono decidere autonomamente in merito a un eventuale regime di riconoscimento di tutte le imprese che confezionano sul loro territorio e l’Italia ha deciso di semplificare le procedure, prevedendo nel decreto di attuazione anziché un regime di riconoscimento, una registrazione telematica, in un apposito elenco nell’ambito del SIAN (Sistema Informativo Agricolo Nazionale). Per tutelare il rispetto delle norme sull’etichettatura, ai fini dei controlli, è inoltre prevista la tenuta di un registro sul quale annotare tutte le produzioni, le lavorazioni e le movimentazioni degli oli.
La rete di controlli sul territorio è demandata al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, tramite l’Ispettorato per il Controllo della Qualità (Icq). Anche questo registro è in via telematica, attraverso il SIAN perché l’utilizzo delle strutture informatiche consentirà, tra l’altro, di ridurre i costi della filiera. La novità di questo Regolamento europeo è grande per l’Italia, che è il secondo Paese produttore dopo la Spagna con una media di oltre 600 mila tonnellate di olio su un totale mondiale di 2,7 milioni di tonnellate.
Siamo anche il secondo Paese esportatore (340 mila tonnellate), dopo la Spagna: una fetta di mercato considerevole se si pensa che l’export mondiale complessivo per l’olio d’oliva è di circa 1,5 milioni di tonnellate. Anche come importatori siamo al primo posto (con una media di 502 mila tonnellate) a testimonianza del fatto che molto olio che viene immesso sul mercato come italiano ha una provenienza diversa. I piccoli produttori che pure sono una realtà importante della produzione olivicola e rappresentano l’eccellenza sono preoccupati per gli oneri che questo Regolamento porterà in termini di nuovi registri e nuove etichette.
Gli esperti si aspettano invece da parte dell’Europa un nuovo impulso all’International Olive Oil Council, collegamento fondamentale tra i Paesi produttori e unico organismo legislatore in ambito olivicolo. ”Alla normativa europea sull’origine andrebbe affiancato un accordo preventivo con gli altri paesi produttori, anche quelli di prossima entrata nell’Ue, che stanno decisamente improntando la loro produzione alla qualità” afferma Marco Oreggia, esperto degustatore di olio. D’altronde basta sfogliare l’ultima edizione di una guida agli extravergine per vedere quanti Paesi si stanno affacciando con successo a questo mercato, dal Cile alla Slovenia, dal Sudafrica all’Argentina.
L’offerta dell’olio Ogni anno si ripete, ad Assisi, l’antico rito dell’offerta dell’olio alla lampada in occasione della festa di San Francesco, il 4 ottobre. Lo scorso anno è stato il Veneto a offrire l’olio, a nome dell’intera nazione, per la lampada votiva che arde ad Assisi presso la tomba del patrono d’Italia (Il Veneto ha già assolto questo compito nel 1950, nel 1970 e nel 1988. Venezia è città francescanafin dal 1222, anno di costruzione da parte dei frati di una prima chiesa che diverrà poi quella dei Frari).
Quest’anno, il 1 luglio, il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Luca Zaia ha scelto la cittadina umbra per festeggiare l’olio italiano e la legge che lo tutela. È stata effettuata la spremitura delle olive sul sagrato della Basilica di San Francesco ed è stato così etichettato il primo orcio secondo il nuovo Regolamento. Il ministro ha partecipato anche alla celebrazione eucaristica di ringraziamento con tutti i lavoratori dell'olio, svoltasi presso la Basilica. Ricevuto dal custode del Sacro Convento Giuseppe Piemontese, il ministro ha spiegato l’importanza della scelta di Assisi: “Abbiamo scelto questa città e la Basilica di San Francesco, perché questo luogo è la culla delle nostre radici culturali e religiose.
L’Umbria è una delle più antiche regioni italiane a tradizione olivicola, ma è stata anche la casa di San Francesco, che nel 1939 è diventato patrono del Paese. Da allora, davanti alla sua tomba arde la lampada alimentata con l’olio dei nostro contadini. Ogni anno una Regione italiana ha l’onore di donare il proprio olio per la lampada votiva, quest’anno l’onore è toccato al mio Veneto. Identikit La coltura dell’olio di oliva è diffusa soprattutto nelle regioni meridionali.
Le aziende che coltivano alberi d’olivo sono oltre 1 milione, su una superficie di 1,067 milioni di ettari. La superficie media per azienda è di poco più di 1 ettaro. Il 60 per cento delle aziende possiede meno di 100 alberi d’olivo; il 78 per cento non oltre i 250, per una quota di olio prodotto pari al 46 per cento del totale; il 12 per cento tra i 250 e i 500 alberi; l’1,3 per cento oltre 1.000. Prevalgono le aziende di “autoconsumo”, pari al 66,1 per cento del totale. Le imprese del settore olio sono 220 ma le prime quattro rappresentano il 37,4 per cento del mercato. L’Italia vanta oltre 500 varietà di olive autoctone, ed è leader nel settore degli oli extra vergini di oliva certificati: 38 DOP e 1 IGP le denominazioni ottenute finora. (di Felice D’Agostini
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Scritto il 31/01/2010 20:42
Turistas italianos são presos por estelionato no Sul Fluminense
Dois turistas italianos foram presos em Valença, no Sul Fluminense. Natural de Nápoles, Franco Della Torre, de 38 anos e Raffaele Moliterno, de 27, são acusados de aplicar um golpe em um comerciante de Valença.
De acordo com a polícia, eles apresentaram para a vítima quatro telefones celulares que estavam dentro de uma pequena bolsa, pedindo R$ 800 para vender os aparelhos. Quando o comerciante pagou o preço combinado, os turistas entregaram uma outra bolsa com um quilo de sal.
Os italianos fugiram em um carro alugado, mas acabaram sendo presos por policiais militares da 3ª Cia do 10º BPM (Barra do Piraí), na estrada que liga Valença a Rio Preto, em Minas Gerais.
Os dois turistas foram autuados em flagrante por crime de estelionato na 91ª DP (Valença). Eles deverão ser levados nesta quarta-feira para a sede da Polinter, no Centro do Rio.
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Scritto il 07/02/2010 11:11
Nova versão do Programa CNPJ (3.0) em 08/02/2010
Informa-se que as solicitações de atos cadastrais realizadas pelos cidadãos, pertinentes ao CNPJ, serão interrompidas a partir de 19:00 h do dia 05/02/2010 retornando às 09:00 h do dia 08/02/2010.
A partir das 09:00 h do dia 08/02/2010 será disponibilizada nova versão do PGD CNPJ off-line e Aplicativo de Coleta Web - 3.0. Serão as seguintes novidades:
a) Determinação da Lei 10.406/2002 (código civil), artigos 968 e 1033, possibilitando a transformação de Empresário (213-5) em Sociedade Empresária Limitada (206-2) e vice-versa;
Implantação da nova tabela de Natureza Jurídica – 2009;
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Scritto il 09/02/2010 07:03
PF INFORMA - SENHA INVERTIDA NO CAIXA ELETRÔNICO NÃO CHAMA A POLÍCIA A Polícia Federal esclarece que digitar a senha de trás pra frente não aciona a polícia. Circula na internet um e-mail com informações falsas sobre como se proteger em caso de sequestros-relâmpago. Se você tiver recebido o e-mail, apague-o. A Federação Brasileira de Bancos - FEBRABAN recomenda os seguintes cuidados:
1 - Ao digitar sua senha, mantenha o corpo próximo à máquina, para evitar que outros possam vê-la ou descobri-la pelo movimento dos dedos no teclado. As pessoas atrás de você devem respeitar as faixas de segurança;
2 - Prefira utilizar os caixas automáticos instalados em locais de grande movimentação e, se possível, em ambientes internos (shoppings, lojas de conveniência, postos de gasolina etc.);
3 - Sempre que possível, faça seus saques no horário comercial, quando o movimento de pessoas é maior, evitando o período noturno. Quando precisar realmente sacar dinheiro à noite, leve um ou mais acompanhantes adultos para que fiquem fora da cabine, como se estivessem na fila;
4 - Nunca aceite ou solicite ajuda de estranhos, mesmo que não lhe pareçam suspeitos;
5 - Esteja atento à presença de pessoas suspeitas ou curiosas no interior da cabine ou nas proximidades. Na dúvida, não faça a operação;
6 - Caso não consiga concluir uma operação, aperte a tecla ANULA ou CANCELA;
7 - Em caso de retenção do cartão no caixa automático, aperte a tecla ANULA ou CANCELA e comunique-se imediatamente com o banco. Tente utilizar o telefone da cabine para comunicar o fato. Se ele não estiver funcionando, pode tratar-se de tentativa de golpe. Nesses casos, nunca aceite ajuda de desconhecidos, mesmo que digam trabalhar no banco, nem digite senha alguma na máquina;
8 - Não se preste a receber créditos de pessoas desconhecidas em sua conta. Propostas desse tipo são feitas por golpistas, nas proximidades de caixas automáticas e de agências;
9 - Desconfie de vantagens financeiras ou dramas familiares que lhe sejam apresentados por desconhecidos na fila do caixa automático, especialmente propostas de utilização de sua conta para transferência de valores;
10 - Evite sacar grandes valores em dinheiro. Nas transações de valores altos, dê preferência aos meios eletrônicos de pagamentos, como cartões, DOCs e TEDs.
Divisão de Comunicação Social (61) 2024-8142.
Febraban - Federação Brasileira de Bancos (11) 3244-9819/9831/9832.
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Scritto il 13/02/2010 12:43
Italiani all'estero, "I tagli del governo sono quotidiani" - di Ricky Filosa
"La speranza di un futuro migliore per gli italiani residenti all'estero non ci abbandona. O forse lo ha già fatto?"
Ecco a cosa servono Comites, Cgie e diciotto parlamentari eletti all'estero: "I tagli del Governo sono quotidiani. Abbiamo avuto i tagli ai capitoli del Ministero degli Affari esteri a favore delle comunità italiane nel mondo, poi alla rete consolare, oggi all’informazione – con un taglio di oltre 12 milioni di euro alla convenzione tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Rai per i servizi di Rai Italia nel mondo". Il virgolettato è di Marco Fedi, deputato del Partito Democratico eletto oltre confine.
Parole fortissime, quelle di Fedi, che descrivono una realtà altrettanto cruda. Per gli italiani all'estero, non c'è mai il becco d'un quattrino.
E così la rabbia si fa sentire: la rabbia dovuta alla consapevolezza, ormai, di avere organismi, istituzioni e rappresentanti incapaci di portare risultati concreti; qui a Roma c'è un sacco di gente che si occupa di italiani nel mondo, ma che non riesce mai a ottenere nulla nell'interesse degli italiani all'estero. Ci dispiace moltissimo dirlo, ma la realtà è incontrovertibile.
Ci è piaciuto l'appello bipartisan lanciato da tutti i deputati eletti all'estero. che - insieme - hanno sollecitato un incontro con il sottosegretario Bonaiuti, per parlare della situazione di Rai Italia. Nel loro comunicato congiunto, hanno chiesto più soldi per il canale internazionale della televisione pubblica italiana
Più soldi, più soldi... Ma si tratta davvero solo di questioni legate al portafoglio? Beh, il metro in politica sembra ormai essere quello: più soldi ottieni, più sei forte, più sei bravo, più sei vicino ai tuoi elettori. Sì, forse. Ma è anche vero che, per portare avanti una politica con la P maiuscola, talvolta basta la buona volontà, l'impegno sincero, la passione. Chiuso l'inciso.
Insomma, ce lo ricordiamo tutti Piero Badaloni, ex direttore di Raitalia, di fronte alla notizia che il governo Prodi aveva deciso di tagliare i fondi alla sua rete: "Anche con poco, si può fare molto". Certo, Badaloni, uomo di sinistra, non avrebbe mai potuto dire altro di fronte alla decisione di un governo di sinistra. Eppure quelle parole a noi piacciono: "Anche con poco, si può fare molto"...
Di buono c'è, in questi tagli che tornano a fare parlare di sè, l'iniziativa dei nostri deputati: insieme, si sono fatti sentire ad una voce sola. Lo hanno fatto altre volte - poche -, anche se non sempre è servito a qualcosa. Perchè se gli eletti oltre confine lottano per difendere gli interessi degli italiani all'estero, in certi Palazzi romani c'è chi proprio gli italiani nel mondo li ignora totalmente. Peggio, non li sopporta. Nella mente del Capo c'è ancora il senatore "ballerino" Luigi Pallaro; c'è ancora il senatore Nino Randazzo, Pd, che per avere cinque minuti di fama in televisione, ha cercato di s****re il premier nella vicenda dei senatori "comprati"... E poi c'è il caso del senatore Nicola Di Girolamo, che tutti conosciamo, e che ha suscitato grande clamore: pur essendo estremamente garantisti verso tutti, non si può dire che tutta la vicenda abbia giovato al Popolo della Libertà o all'immagine che degli italiani nel mondo si è fatta l'Italia. Soprattutto, la politica italiana. I parlamentari eletti all'estero non sempre hanno fatto fare buona figura a chi li ha votati e inviati a Roma come propri rappresentanti.
Sempre a proposito di tagli, non si può non ricordare per l'ennesima volta che, a causa della crisi economica che ha colpito il mondo e l'Italia - anche se lo Stivale ha sofferto meno di altri Paesi -, Tremonti ha stretto i cordoni della borsa per tutti. Non solo per gli italiani residenti oltre confine. Lo diciamo solo per correttezza, non certo per giustificare in toto i tagli inflitti a tutto ciò che riguarda gli italiani che vivono lontani dal BelPaese.
Le parole di Fedi, citate all'inizio, ci rimbombano nelle orecchie: "I tagli sono quotidiani...". La speranza di un futuro migliore per gli italiani residenti all'estero non ci abbandona. O forse lo ha già fatto?
Ricky Filosa - Gente d'Italia/Italia chiama Italia
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Scritto il 16/02/2010 09:37
Sig. Helvio Gilioli
Con preghiera di divulgazione.
Cordialmente,
Ufficio Stampa On. Fabio Porta
ITALIA
Camera dei Deputati
Palazzo Marini II
P.zza San Claudio,166-00187 Roma
Roma, 16 febbraio 2010
L’On. Porta a San Paolo partecipa al centenario della nascita del musicista italo-brasiliano Adorinan Barbosa
Arrivata dall’Italia una delegazione del Comune di Cavarzere (VE). Presente anche la Vice Sindaco di San Paolo, Alda Marcantonio. Lo spettacolo della “Italian Crazy Band” ha aperto le commemorazioni.
Cento anni fa nasceva a Valinhos (Brasile), un centinaio di chilometri da San Paolo, Joao Rubinatto. Questo il vero nome, da pochi conosciuto, di Adorinan Barbosa, uno dei padri consacrati del samba brasiliano, autore di opere conosciutissime come “trem das onze” (in Italia nota come “figlio unico”).
I genitori di Rubinatto si erano trasferiti in Brasile dal lontano paese veneto di Cavarzere, oggi comune della provincia di Venezia.
Per ricordare il noto artista e rendere omaggio alle sue origini italiane una delegazione del Comune di Cavarzere, con a capo il Vice Sindaco Roberta Crepaldi, si è recata in Brasile; ad accompagnare la delegazione ufficiale il giornalista del “Messaggero di S. Antonio” Paolo Meneghini ed il gruppo musicale “Italian Crazy Band”.
L’On. Fabio Porta, parlamentare italiano eletto nella Circoscrizione Estero e residente a San Paolo, ha preso parte alla manifestazione che ha dato inizio alle commemorazioni ufficiali.
L’evento, organizzato dalla UIM (Unione Italiani nel Mondo) del Brasile con il patrocinio del Comune di San Paolo, ha potuto contare con la partecipazione dell’Istituto Italiano di Cultura e della Federazione delle Associazioni venete.
Un folto pubblico ha riempito le gradinate della grande sala dedicata ad Adorinan Barbosa dal Centro Culturale Vergueiro di San Paolo; la “band” italiana ha eseguito un lungo e coinvolgente repertorio di musiche italiane e brasiliane.
La grande collettività di origine italiana residente a San Paolo ha risposto positivamente all’iniziativa; presenti tra gli altri il Presidente della UIM Brasile Plinio Sarti, la Presidente della Federazione delle Associazioni Venete Bruna Spinelli, la Segretaria del Comites Natalina Berto e il Consigliere CGIE Claudio Pieroni.
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Scritto il 02/03/2010 20:19
Caro Sig helvio Gilioli,
Con preghiera di divulgazione.
Cordialmente,
Ufficio Stampa on. Fabio Porta
ITALIA
Camera dei Deputati
Palazzo Marini II
P.zza San Claudio,166-00187 Roma
Roma, 2 marzo 2010 - Ufficio Stampa On. Fabio Porta
On. Porta: “spero che sicurezza sociale, cultura e trasferimento delle persone condannate siano nell’agenda degli incontri Italia-Brasile”
In vista della visita che il Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi, farà in Brasile, l’On. Fabio Porta nelle scorse settimane ha indirizzato al Sottosegretario agli Esteri on. Vincenzo Scotti, titolare della delega per l’America Latina, una comunicazione in cui richiama alcune situazioni impellenti che attengono alla vita della comunità italiana in Brasile.
“Nell’ambito di un rapporto di collaborazione che ritengo debba sempre ispirare il comportamento degli eletti quando il nostro paese agisce in ambito internazionale – ha sostenuto l’on. Porta - , ho richiamato l’attenzione del Sottosegretario Vincenzo Scotti sulle situazioni di più stretto interesse dei nostri connazionali in Brasile. La prima di esse riguarda l’accordo di sicurezza sociale, ormai inadatto all’efficace tutela degli interessati. In questo quadro mi sembra urgente un intervento diretto a semplificare le procedure di pagamento delle pensioni Inpdap in quel paese per le quali non è ancora possibile l’accredito diretto. Sempre su questo filone, mi sembra matura la revisione dell’accordo volto a evitare le doppie imposizioni fiscali. Un altro aspetto non più prorogabile riguarda la presentazione alle Camere da parte del Governo del disegno di legge di ratifica del trattato sul trasferimento delle persone condannate nei rispettivi paesi. Ho sottolineato, infine, al Sottosegretario Scotti, l’opportunità di procedere ad una concreta verifica degli sviluppi che l’accordo culturale tra i due paesi ha avuto a distanza di oltre dieci anni dalla sua sottoscrizione.
Mi auguro vivamente che l’impegno del Sottosegretario Scotti su queste importanti questioni ottenga il risultato di fare inserire tali temi nell’agenda dei colloqui bilaterali”
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Scritto il 05/03/2010 07:08
Borse di studio del governo italiano per l’anno accademico 2010-2011È stato pubblicato il bando di concorso per le borse di studio che il Governo italiano offre per l’anno accademico 2010-2011 agli studenti brasiliani e italiani stabilmente residenti in Brasile (IRE). Tali borse consistono in un ausilio mensile di € 700,00 per la realizzazione degli studi che i candidati intendono svolgere in Italia.
Le candidature dovranno essere realizzate on line (attraverso un formulario di iscrizione interattivo disponibile in www.esteri.it > opportunità > opportunità per gli studenti stranieri > domanda di borsa di studio) entro e non oltre il 31 marzo 2010.
Maggiori informazioni sono disponibili nella sezione culturale del web site di quest’Ambasciata o direttamente sul sito internet del Ministero degli Affari Esteri (www.esteri.it > opportunità > opportunità per gli studenti stranieri > borse di studio 2010-2011).
Abertas inscrições para bolsas de estudo do Governo italiano para 2010/2011
Foi publicado o edital de concurso para as bolsas de estudo que o Governo italiano oferece para o ano acadêmico 2010-2011 aos estudantes brasileiros e italianos com residência no Brasil. As bolsas consistem em um auxílio mensal de 700 euros para a realização dos estudos que os candidatos têm intenção de desenvolver na Itália.
As candidaturas deverão ser realizadas on line, através de um formulário de inscrição interativo, disponível em www.esteri.it , no link “opportunità > opportunità per gli studenti stranieri > domanda di borsa di studio”, até 31 de março de 2010.
Mais informações estão disponíveis na seção cultural do site da Embaixada da Itália no Brasil e no site do Ministério de Relações Exteriores da Itália
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Scritto il 21/03/2010 20:09
Prorrogado para 12 de abril licenciamento de veí****s de placas com final 1
Fonte: Assessoria de Comunicação Detran-Ce
Os proprietários de veí****s de placas com terminação 1 têm até o dia 12 de abril para fazer o seu licenciamento, a mesma data dos veí****s com placas terminas em 2. A prorrogação foi autorizada pelo Superintendente do DETRAN-CE, João Pupo, em função do parcelamento de obrigação tributária incidente sobre a propriedade de veí**** (pagamento de cota do IPVA) neste mês de março. A data anteriormente estabelecida para o licenciamento de veí**** de placas com final 1 era 10 de março.
O DETRAN informou que remeterá ao endereço do proprietário do veí****, via Correios, o
extrato de licenciamento, para ser pago em qualquer agência do Banco do Brasil ou Bradesco, junto com o seguro DPVAT (obrigatório) e o IPVA. Posteriormente, também será remetido via correios o Certificado de Registro e Licenciamento (CRLV), exercício de 2010. Caso o proprietário deixe de receber o extrato do licenciamento no seu domicílio, por algum motivo, ele tem de comparecer a um dos postos do DETRAN até a data do vencimento, para receber o extrato e efetuar o pagamento, a fim de evitar problemas futuros.
As datas do vencimento do pagamento de licenciamento dos veí****s com placas terminadas
de 2 até 0 permanecem inalteradas: 2: dia 12 de abril; 3: dia 10 de maio; 4: dia 10 de junho; 5: dia 12 de julho; 6: dia 10 de agosto; 7: dia 10 de setembro; 8: dia 11 de outubro; 9: dia 10 de novembro: e 0: dia 10 de dezembro.
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Scritto il 02/04/2010 08:06
Ritorno al Veneto per personi di origine residenti in Brasile che abbiano compiuto 60º anno di età
01/04/2010
La Regione del Veneto ha accolto la richiesta di finanziare un viaggio ”Visita al Veneto”per n. 15 persone di origine veneta residenti in Brasile e che abbiano compiuto 60º anno di età.
Il soggiorno, è completamente gratuito e viene organizzato a Belluno dal 06 al 20 settembre 2010.
La spesa per il viaggio aereo verrà riborsada all’arrivo in Italia con un cntributo del 50%, per un massimo di spesa di euro 500,00.
Il programma prevede varie escursioni e visite culturali alle città del Veneto, incontro con le instituizioni e visita ad attività commerciali ed agricole nel Veneto.
Le prenotazione devovo esse effettuate attraverso la scheda allegata e restituita al ns. indirizzo entro il 15 luglio 2010.
Precisiamo che una apposita commisione vaglierà le domande pervenute per la scelta dei partecipanti, dando precedenza a quanti non sono ancora mai venuti a visitare l’Italia e il Veneto e a quanti conoscono, la lingua italiana.
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Scritto il 02/04/2010 20:00
‘ndrangheta, sempre piú brasilianaScritto da Francesco Giappichini • 2 aprile 2010
L’ultima edizione del settimanale brasiliano “Carta capital” dedica la copertina a un reportage del giornalista italiano Paolo Manzo, dal titolo «La mafia calabrese é qui». Sottotitolo: «La ‘ndrangheta, la piú grande multinazionale del crimine nel mondo, moltiplica i propri affari in Brasile, gestisce il narcotraffico e ricicla il proprio denaro».
L’articolo spiega come l’organizzazione, favorita dall’indifferenza dei locali, operi con forza crescente in Brasile, ove é sbarcata da oltre trenta anni. Per realizzare l’inchiesta Manzo ha intervistato lo scrittore, ricercatore e giornalista Antonio Nicaso, e Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria. (I due hanno recentemente pubblicato La malapianta, ndr). Il reportage descrive le ramificazioni in Brasile della ‘ndrangheta, che avrebbe scelto come territorio privilegiato São Paulo, Rio, Porto Alegre, Fortaleza, Brasília e Maceió.
Che a Fortaleza siano operative – nel settore del traffico di cocaina – le ‘ndrine dei Mazzaferro e dei Morabito é comunque cosa nota, come spiega il libro Fratelli di sangue dello stesso Gratteri, del 2007. La tesi di Manzo é la seguente: il Brasile sta confermandosi come il futuro del narcotraffico poiché vi operano dei microcartelli, che a differenza di quelli grandi non commettono – é il caso di Messico e Colombia – l’errore di combattersi tra loro.
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